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Con l’orecchio verde non so, ma con l’orecchio acerbo io c’entro qualcosa, anzi c’entro almeno quattro volte (se c’era due volte il Barone Lamberto!).

C’entro uno: Gli incontri con la Fantastica. Dal 6 al 10 marzo del 1972, quando Gianni Rodari tenne a Reggio Emilia i cinque seminari sulle tecniche dell’inventare io c’ero. C’ero come unico forestiero. E in fondo in quelle giornate storiche Gianni era a Reggio per presentare “a una cinquantina di insegnanti delle scuole per l’infanzia, elementari e medie, in forma per così dire conclusiva e ufficiale, tutti i miei ferri del mestiere”, per educare il loro orecchio ad ascoltare le invenzioni dei bambini. Era lui il signore maturo che insegnava a “capire le voci che i grandi non stanno mai a sentire”. Dal lavoro di quei giorni nacque la Grammatica della fantasia, il grande regalo che Rodari ha lasciato al mondo dell’educazione regalando tutti i suoi “ferri del mestiere”. In questo testo non solo sono riportate le profonde riflessioni sulle caratteristiche dell’inventare e illustrate le tecniche per stimolare e sviluppare la fantastica nei bambini, ma vengono anche presentati alcuni esempi di storie, filastrocche e poesie inventate dai bambini reggiani proprio in quei giorni. E questi documenti li raccoglievo io, nelle mattinate di quella settimana, mentre Gianni, in albergo, preparava la lezione del pomeriggio.

C’entro due: Un signore maturo con un orecchio acerbo. Questa poesia, ormai famosa nel mondo, è apparsa a pagina 19 del libretto della Biblioteca di Lavoro Parole per giocare, l’ultimo libro uscito mentre Gianni era vivente. Le illustrazioni di questo libretto sono mie. Credo sia uno dei libri più intensi di Rodari, contiene alcune delle filastrocche e poesie più significative, ma è uscito in una collana che aveva poca diffusione. Credo che da parte di Rodari sia stato un atto di affetto nei confronti di Mario Lodi, di Luciano Manzuoli e di tutti noi della redazione di questa gloriosa iniziativa editoriale, ma la bella esperienza della Biblioteca di Lavoro, quando uscì questo libretto (il numero 101-102 del 1979) stava terminando. Quando presentai a Gianni i disegni per il suo libro, era la primavera del ‘79, stavo preparando la pubblicazione del mio primo libro di vignette e gli chiesi se era disposto a scrivere lui la presentazione. Ottenni con gioia la sua promessa.

C’entro tre: Con gli occhi del bambino. Ma Gianni non poté scrivere la presentazione. Il libro lo consegnai nell’estate del 1980 ed uscì nel ’81. Ma io volli, caparbiamente, che Gianni rispettasse la sua promessa e, dedicandogli il libro, scelsi come sua presentazione la poesia di Un signore maturo con un orecchio acerbo. L’ho scelta pensando che pur avendo allora solo 40 anni, mi sentivo un signore maturo con un orecchio acerbo, un “orecchio bambino che mi serve per capire le voci che i grandi non stanno mai a sentire: ascolto quello che dicono gli alberi, gli uccelli, le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli, capisco quello che dicono i bambini quando dicono cose che a un orecchio maturo sembravano misteriose”. Ma fino ad ora che scrivo queste note, non avevo riflettuto sulla forte vicinanza fra “orecchio acerbo” e “con gli occhi del bambino”. Due modi simili, riferiti a due sensi, per dire la stessa cosa: stare dalla parte dei bambini, vedere e sentire quello che spesso i grandi non ascoltano. Ma un secondo aspetto fu sorprendente e mi ha sempre riempito di felicità e di orgoglio. Questa poesia, nata in un libretto dalla limitata vita e diffusione editoriale, è stata trasportata dal mio libro in moltissime copie e in giro per il mondo. È stata tradotta in castigliano e catalano, francese e portoghese ed è stata diffusa in varie decine di migliaia di copie. Oggi Orecchio acerbo per gli italiani e Oreja verde per chi parla spagnolo, sono espressioni familiari e popolari (basta consultare Internet per notare quante associazioni, gruppi, iniziative e case editrici portino questi nomi).

C’entro quattro: Orecchio acerbo editore. Appunto una casa editrice. Non dovrei parlarne essendo una esperienza familiare, ma assomiglia troppo ad una storia rodariana per non accennarla. La compagna di mio figlio si chiama Orecchio. Buffa coincidenza, si dirà. Sì, ma non solo, perché Alfredo Orecchio, il padre della compagna di mio figlio, era collega di Gianni Rodari e per un periodo ha scritto con lui la rubrica quotidiana Benelux per il Paese sera. E già questo è meno ovvio. Quando poi mio figlio e la sua compagna decidono di aprire una piccola casa editrice per bambini, forse per risparmiare sui nomi, la chiamano “Orecchio acerbo”. Questo nome da un lato ha fatto credere a molti che mio figlio si chiamasse Acerbo, ma dall’altra ha portato fortuna alla casa editrice e, se ancora non l’ha portata al grande successo di tirature che meriterebbe, l’ha però portata ad essere considerata una delle migliori piccole case editrici per bambini italiane. E certo questo a Gianni Rodari farà molto piacere.

Francesco Tonucci, 7 agosto 2010