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Migrando

ISBN 9788889025888

13,00 12,35

Descrizione

Uccelli migratori. Alberi con rami, e radici, famigliari. E l’acqua. L’acqua del grande oceano mare che sostiene, separa e unisce speranze, terre e destini. Quelli di chi insegue sogni e quelli di chi viene inseguito. La storia, le storie, di due migrazioni. Quella lontana degli inizi del novecento, quando bastimenti carichi di italiani, spagnoli, irlandesi, tedeschi, polacchi, francesi lasciavano i porti europei per attraversare l’oceano e raggiungere le Americhe. E quella vicina, di oggi, dove carrette del mare solcano il mediterraneo colme di magrebini, eritrei, curdi yemeniti, sudanesi, pakistani per raggiungere le coste europee. Un libro senza parole. Per lasciare alla sensibilità di ciascuno l’epilogo della storia. Un libro delicato e al tempo stesso forte e concreto. Concreto come l’esperienza di Mariana Chiesa – nipote di emigranti spagnoli in Argentina e migrante lei stessa dall’Argentina alla Spagna, fino all’Italia – che nei tratti dei clandestini che si affacciano sulle coste europee rivede il profilo del vecchio bisnonno.

Marzo 2010
Collana: albi
Area tematica: Memoria, Raccontare il presente, Raccontare la diversità
Età: dai 6 anni in su
Pagine: 68
Formato: 20 x 20
Publicato In: francese e portoghese
Premio: Menzione Speciale Premio Nazionale di Letteratura per Ragazzi Città di Bella|||
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Intro
L’Europa da cui i nostri cari fuggivano per ricominciare una vita altrove è oggi terra d’approdo per altri che vivono oggi ciò che noi abbiamo già vissuto ieri. Le due storie raccontate nel libro sembrano diverse ma in realtà sono molto simili: il viaggio che i protagonisti compiono è semplicemente invertito, per questo il libro è stato stampato per metà capovolto.
1. Un mondo capovolto
I personaggi del libro guardano le cose attraverso l’oblò, il binocolo, il finestrino dell'auto. Cosa cambia, della realtà, se la osservo con una lente d’ingrandimento o con una camera oscura? Cambia la sostanza o solo l’apparenza? Decidiamo sempre e solo noi quali occhiali indossare? Anche noi guardiamo il mondo con occhi che capovolgono, allontanano, dividono? Quando notare le differenze unisce e quando invece crea conflitto?
2. Lo straniero
In molte civiltà antiche lo straniero era sacro. Lo si accoglieva come un dio, un messaggero di mondi lontani, un portatore di arricchimento: ci si sentiva in difetto se ignoranti della sua cultura. Anche noi ogni giorno incontriamo per strada, in autobus, in classe persone che vengono da paesi diversi dall’Italia. Conosciamo la loro storia e il loro paese? Ci piacerebbe esplorare luoghi lontani e straordinari? Il viaggio all’estero è l’occasione per imparare parole di un’altra lingua, assaggiare sapori inconsueti, ascoltare una musica sconosciuta: possiamo viaggiare così anche restando in città? Ci sentiamo mai fuori posto in una festa, esclusi da un gioco, estranei per gli altri? Incompresi o giudicati male senza motivo? Come superiamo questa difficoltà?
3. Il volo e le radici
L’autrice ha incollato un volto umano sul corpo di un uccello migratore. Quali differenze e quali analogie corrono tra le migrazioni degli animali e quelle degli uomini? E tra la migrazione e il viaggio? Nel libro compaiono diversi mezzi di trasporto e alcuni di fuga: cosa o chi porteremmo con noi se fossimo obbligati a partire per sempre? L’album di famiglia fissa le radici di ognuno di noi: sappiamo ricostruire l’albero genealogico e le storie vissute dai nostri parenti?
4. Costruire la città
La prima storia si conclude con il cantiere dei diritti civili. Cosa significa costruire la città? Cosa ci rende cittadini? La città ci appartiene? Come la cambieremmo? Si può essere cittadini ovunque, ci si può sentire a casa anche dove non si è nati? La seconda storia invece finisce in un CPT, una gabbia dove i diritti umani sono a rischio. Cosa è cambiato tra la prima e la seconda emigrazione, se i primi emigranti hanno potuto costruire casa e i secondi no? Cosa significano accoglienza, dignità e integrazione?
5. La percezione del reale
Il percorso può essere approfondito, partendo dalla scelta editoriale del capovolgimento. Abbiamo pensato che soltanto un’esperienza fisica potesse rendere intelligibili con efficacia concetti altrimenti molto astratti. Propedeutica a qualsiasi lavoro ulteriore sul testo e sulle immagini proponiamo dunque la costruzione di una camera oscura: un dispositivo facile da costruire (le istruzioni in allegato) che ripropone fisicamente il concetto chiave del libro. Alla costruzione, da soli o in gruppo con alcuni compagni, segue la sperimentazione: la classe adopera la camera oscura per osservare le cose intorno. Immediata la reazione al vedere ogni oggetto apparire sullo schermo non solo rimpicciolito ma anche capovolto: i ragazzi diranno che le cose che appaiono capovolte in realtà non lo sono; che è un difetto di vista; che "le vediamo così però invece"... L'esperienza fisica vanta una potenza incisiva maggiore di qualsiasi racconto: ai ragazzi resterà come marchiata nel corpo la sensazione netta di una manipolazione. Si può ulteriormente ragionare sulla riproduzione del reale, che non è mai neutra e che ha bisogno di strumenti, dall’occhio alla videocamera, per essere vista, registrata, compresa. La conoscenza dello strumento utilizzato permette di capire le distorsioni e di riconoscerle. La camera oscura ha infatti una storia: era un dispositivo usato dai pittori di paesaggi urbani del secolo dei Lumi per riprodurre con meno distorsioni possibili la realtà. Pittori-filosofi molto onesti e coerenti, che non volevano manipolare la realtà, che non volevano interferire con essa. Sapevano che la camera oscura capovolgeva il reale, ma sapevano anche che consentiva una maggior nitidezza di visione. Conoscendo lo strumento, lo utilizzavano con intelligenza: capovolgendo a loro volta il quadro, ovviamente! In compenso, il disegno da dipingere era perfetto fin nei minimi dettagli. Le celebri vedute del Canaletto (1697-1768) nascono proprio dall'uso ragionato di queste sperimentazioni scientifiche.
Istruzioni per la costruzione di una camera oscura
Materiale occorrente: una scatola da scarpe, un chiodo, un pennello per la tempera liquida nera o un pennarello nero, carta traslucida, colla, forbici e taglierino. Col taglierino tagliamo una delle pareti del lato corto della scatola. Con penna e righello tracciamo un rettangolo in mezzo al pezzo tagliato e lo ritagliamo col taglierino, in modo da far restare una cornice.?Poi prendiamo la carta traslucida, mettiamo il rettangolo in mezzo e con la matita tracciamo un rettangolo anche sulla carta. Lo ritagliamo e incolliamo sulla cornice di cartone, in modo da ottenere uno schermo riflettente di carta traslucida. Con un pennello pitturiamo di nero l'interno della scatola e anche del suo coperchio. Dopo aver lasciato asciugare la scatola, facciamo con il chiodo un buco piccolino sull'altro lato più corto della scatola rimasto integro, in modo da farvi passare la luce. Infine, inseriamo il rettangolo in mezzo alla scatola e serriamola con il coperchio. La camera oscura è pronta! Come funziona? Innanzitutto bisogna guardare dentro la scatola dal lato corto che è stato coperto dalla carta traslucida, cioè dove abbiamo tagliato il rettangolo. Poi bisogna orientare la scatola verso qualche oggetto ben illuminato. Ci accorgeremo che sulla carta traslucida l’oggetto risulta rimpicciolito e capovolto. Es. Un esperimento fattibile in aula. La maestra ponga una candela davanti alla finestra, oscurando la parte alta dell'aula, e le accosti la camera oscura mantenendo il lato forato davanti alla candela. Dalla parte opposta, sullo schermo di carta opaca, la candela appare capovolta. Perché la candela si vede capovolta? Ciò avviene perché la luce può passare solo attraverso il foro e, poiché non può fare curve né cambiare direzione, le parti alte della candela si proiettano in basso e viceversa. La luce si diffonde solo in linea retta. Dunque, la candela si vede capovolta, ma non lo è.