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La fioraia di Sarajevo

illustrazioni di Sonia-Maria-Luce Possentini
ISBN 9788832070729

16,00 15,20

Descrizione

Febbraio 1992. Mario Boccia, fotoreporter, attraversa il mercato di Sarajevo. Il suo sguardo incontra quello di una donna, una fioraia. Lui è colpito dai suoi occhi, lei dalle due macchine fotografiche che lui porta al collo. Un rapido scambio di parole, un caffè insieme. A dicembre dello stesso anno il fotografo è di nuovo lì. Sarajevo è ormai – sotto gli occhi distratti dell’Europa – prigioniera di un assedio feroce che durerà quattro anni e dalle finestre si sente gridare Pazite, Snajper! (attenzione, cecchino!). Ma quella donna resiste con i suoi fiori apparentemente superflui. Lui le chiede a quale etnia appartenga e la risposta è: «Sono nata a Sarajevo». Il fotografo le chiede allora quale sia il suo nome e lei scarabocchia qualcosa su un foglietto: “Fioraia”. Nessun nome, nessuna etnia, nessuna appartenenza. Da allora, tornare a trovarla diventa per Mario un appuntamento cui non mancare. Anche nel 1994, dopo il massacro di Markale, la tragica strage del mercato di Sarajevo, il fotografo la ritrova al suo posto. Fino al giorno in cui al suo banco lei non c’è più. E neanche i suoi fiori. Se ne è andata per sempre quella donna che aveva deciso di essere -prima di tutto e nonostante tutto- la fioraia di Sarajevo. Un libro per ricordare chi non volle piegarsi alle divisioni etniche e religiose. Una storia, delicata e struggente, di dignità e resistenza.

Giugno 2021
Collana: albi
Area tematica: Guerra e pace, Memoria, Raccontare il presente
Età: dagli 8 anni in su
Pagine: 40
Formato: 22 x 31,5
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Intro.
Febbraio 1992. Un fotoreporter attraversa il mercato di Sarajevo. Il suo sguardo incontra quello di una donna, una fioraia. Lui è colpito dai suoi occhi, lei dalle due macchine fotografiche che lui porta al collo. Un rapido scambio di parole. A dicembre dello stesso anno il fotografo è di nuovo lì. Sarajevo è ormai – sotto gli occhi distratti dell’Europa – prigioniera di un assedio feroce che durerà quattro anni, ma quella donna resiste con i suoi fiori apparentemente superflui. Lui le chiede a quale etnia appartenga e la risposta è: «Sono nata a Sarajevo». Il fotografo le chiede allora quale sia il suo nome e lei scarabocchia qualcosa su un foglietto: “Fioraia”. Nessun nome, nessuna etnia, nessuna appartenenza. Fino al giorno in cui, tornato in quel mercato, il banchetto di fiori e lei non ci sono più. Se ne è andata per sempre quella donna che aveva deciso di essere -prima di tutto e nonostante tutto- la fioraia di Sarajevo.
1. Uno scatto, un incontro
Scattare fotografie è uno dei tanti modi che esistono per raccontare una storia. Mario Boccia, l'autore di questo libro, considera ogni scatto fotografico come un incontro. In particolare, le foto che lui ha scattato nei suoi molti reportage da paesi che vivevano un guerra o una condizione di difficoltà sono sempre il frutto di un incontro tra due sguardi, di qualche parola detta in una lingua diversa dalla propria. E la storia si crea automaticamente. Prova a scattare un paio di fotografie, ritratto di qualcuno e poi racconta in breve la storia di quegli incontri. Il segno che ti hanno lasciato.
2. Gente di Sarajevo
La città di Sarajevo, come molte altre grandi città, nel corso dei secoli, è stata luogo di incontro e di pacifica convivenza tra popoli con religioni, lingue e tradizioni differenti: serbi, croati e musulmani. Lo racconta molto bene Mario Boccia nelle righe conclusive che chiariscono il contesto dell'intera storia. Per la pace spesso è la realtà quotidiana a fare molto di più di qualsiasi strategia politica. Per le strade di Sarajevo convivevano moschee accanto a chiese ortodosse; nel mercato di Sarajevo potevi mangiare cibi delle diverse tradizioni, senza che i venditori si guardassero in cagnesco. Con la guerra, nel caso di Sarajevo la guerra jugoslava, con le politiche di supremazia etnica nascono i contrasti. Trova altri esempi nella storia che possono essere paragonati a quello che racconta “La fioraia di Sarajevo”.
3. La prima lezione: io sono nata qui
Anche la mente aperta e competente di un fotoreporter arrivato dall'Italia, può cadere nella trappola di dover etichettare etnicamente ogni persona che si incontra In questo senso la fioraia, nella sua semplicità, spiega senza equivoci a Mario Boccia, che è in cerca di un ceppo etnico per incasellarla, che lei è figlia di Sarajevo. Prova a raccontare, anche nella tua piccola esperienza, episodi di pacifica convivenza tra persone che hanno radici differenti. Prova a discutere in classe di cosa significhi sentire di appartenere a un luogo, a prescindere dal proprio nome. In questo senso, atleti che si chiamano Marcell Jacobs hanno dato il loro contributo al palmarès delle medaglie olimpiche italiane...
4. La seconda lezione: cvjećara
Il secondo grande insegnamento che la fioraia di Sarajevo ha dato a Mario Boccia, ma anche a tutti noi, sta in quella sua determinazione a non farsi 'cambiare' dalle circostanze avverse. Lei ha continuato a vendere fiori. Durante l'assedio della città non è più riuscita a vendere fiori freschi perché nella città le merci non entravano, ma non ha smesso di creare bellezza con i suoi fiorellini di carta. E nel tempo ha continuato a produrne e a esporli nel suo piccolo banco del mercato perché questo lei aveva scelto di essere: una fioraia. Nonostante tutto. Secondo te è importante resistere alle ingiustizie, anche a costo della propria vita? E quali sono i modi in cui si può fare?
5. Disegnare una foto
Mario Boccia ha scritto un testo per i grandi in cui racconta questa storia e questo testo è capitato nelle mani di Sonia Maria Luce Possentini che è rimasta molto colpita dalla forza di questa donna di Sarajevo. Così ha deciso di illustrarlo. E per farlo si è molto ispirata alle tante e belle foto che Mario Boccia aveva scattato durante i suoi ripetuti soggiorni a Sarajevo e nelle regioni della ex-Jugoslavia. La ragazza che corre, per esempio, è uno dei suoi scatti più famosi. Tu hai mai provato a disegnare osservando una foto? Potrebbe essere un buon esercizio per ampliare la tua sfera creativa.
6. Ritrarre la Storia
Sonia Maria Luce Possentini nella terzultima tavola del libro ha riflettuto a lungo per riuscire a essere efficace, potente, indimenticabile, ma nello stesso tempo ha cercato un modo di ritrarre la morte che tenesse conto della sensibilità dei lettori. Così ha scelto di raccontare attraverso l’immagine l’istante prima della tragica fine della fioraia. Fatti guidare dalla tua insegnante nella ricerca di scatti fotografici che per potenza evocativa hanno fatto la storia della fotografia di reportage e sono entrati nel nostro immaginario, come la foto del ragazzo davanti ai carri armati in piazza Tien An Men.