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Il cacciatore

illustrazioni di Michele Ferri
postfazione di Goffredo Fofi
ISBN 9788889025284

13,00 12,35

Descrizione

Da uno dei maggiori poeti siciliani contemporanei, la storia di un cacciatore che improvvisamente capisce l’insensatezza e l’assurdità dell’uccidere. Un racconto duro e commovente accompagnato dalle straordinarie illustrazioni di Michele Ferri.

Collana: poesia e racconti in versi
Area tematica: Da un altro punto di vista, Gli altri animali, Grandi temi
Età: dai 13 anni in su
Pagine: 56
Formato: 12 x 22
Premio: Liber Miglior Libro 2006, I° posto (a pari merito con altri 4 titoli)|||
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Intro
Un fucile per passione, un’allodola per specchio. In versi, il riconoscimento di sé prima come bestia cieca e, infine, come animale sensibile.
1. Bianco sporco
Ogni mattina, all’alba, il cacciatore esce per uccidere, ben rasato, vestito di tutto punto e con la camicia pulita, bianchissima. Una passione terribile nascosta sotto un abito da signore. Turi mangiaminestra al confronto sembra un Rambo: perchè? Spesso si usa dissimulare occupazioni, lavori e idee illecite sotto forme insospettabili: quanto siamo trasparenti? Cosa vorremmo nascondere agli altri? Nell’accoppiata con Turi è stata vista una metafora della mafia: quali tratti della storia confermano questa lettura?
2. A nascondino
Cacciato dalle guardie forestali poiché di frodo, il cacciatore sa rintanarsi in luoghi improbabili. Ingannare le guardie e gli uccelli sono le due cose che sa far meglio. Quante parole nel testo riguardano il ‘mentire’? Ne conosciamo altre? Ogni menzogna è una tana, un nascondiglio di se stessi. Uscire allo scoperto non è sempre facile: cosa ci trattiene dal farlo?
3. Il dolore
Turi è fuori di sé (‘scancaratu’) perché uno dei suoi furetti è stato ucciso. L’illustratore lo fa piangere senza lacrime e costruisce efficacemente la figura: da cosa capiamo che l’uomo è folle di dolore e pieno di rabbia? Osserviamo al confronto due opere scaturite dalle violenze franchiste del 1937: l’uomo risoluto del manifesto Aidez l’Espagne di Mirò e la donna sconvolta alla finestra in Guernica di Picasso. Cos’ha in comune con esse, e cosa no, il Turi della nostra storia? Abbracceremmo Turi per consolarlo o ne abbiamo timore? In quanti modi si piange? Per cosa?
4. Lo sguardo
Il cacciatore usa gli occhi come un mirino. Punta le prede senza distrarsi mai. Finché una preda, ferita ma non morta, lo guarda. Quante azioni e quante emozioni occorrono (si avvicina, comincia a guardarla, la guarda, la sfida, etc.) prima che il cacciatore riapra gli occhi finalmente diversi? L’uomo che era nascosto sotto le vesti del cacciatore esce allo scoperto: cosa riconosce nell’allodola? Per gli antropologi, il seppellimento unito al culto dei morti è uno dei caratteri fondanti della civiltà, e i poeti sanno bene cosa può scatenare una sepoltura mancata o offesa: perché la nostra storia si conclude con la sepoltura dell’allodola? E noi, che animali frequentiamo e come li trattiamo? Perché ucciderli?