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Quali sono i vantaggi dell’essere un piccolo editore?
una domanda di Carla Poesio

È una bella domanda perché, in un certo senso, rovescia il punto di vista.
Risponderò con un breve elenco:

1) L’ “integralità delle proprie funzioni” (contrapposta alla suddivisione dei ruoli che inevitabilmente si verifica in una grande casa editrice) consente di seguire ogni libro con grande attenzione in ogni suo passaggio e, quasi sempre, corrisponde a una qualità maggiore.
A questo si aggunge un altro vantaggio: quello di tenere il cervello in allenamento –e quindi combattere l’invecchiamento– passando continuamente da una funzione all’altra: dalla contabilità all’ufficio stampa, dal facchinaggio alla redazione dei testi, dalla promozione commerciale alla traduzione e così via.

2) La libertà. Non dovendosi confrontare con il grande business editoriale, si può rischiare di più, si ha più libertà di scelta. Si possono seguire strade assolutamente impercorribili per i grandi editori che sono condannati a tenere sempre al primo posto l’obiettivo della vendita.
Anche in questo caso, si aggiunge un altro vantaggio: non doversi preoccupare troppo delle flessioni del mercato editoriale. Infatti, con numeri come i nostri, anche se tutto il mercato va a picco, noi non possiamo che migliorare.

3) Il rapporto con gli autori. Sempre più spesso accade che autori importanti, che fino ad oggi hanno pubblicato esclusivamente con grandi case editrici, affidino la loro opera al piccolo editore di qualità. Solo per avere finalmente un bel libro. In molti casi, senza volere neppure un anticipo. Il vantaggio connesso, in questo caso, è che non ci si trova mai nella situazione penosa in cui si trovano a volte i grandi editori: dover comunicare al proprio autore che il libro è andato male. Con il piccolo editore, l’autore lo dà per scontato, ed è invece stupito e felice se accade il contrario.

4) Il rapporto con i lettori. Il piccolo editore si muove molto, e sono molte le occasioni in cui direttamente incontra i propri lettori, dalle presentazioni in libreria, agli incontri in biblioteca, alle fiere. Questo rapporto è invece estremamente tormentato per i grandi editori, che possono solo immaginare i gusti dei propri lettori e, il più delle volte, sono costretti ad affidarsi ai propri uffici marketing, che a loro volta magari si affidano all’ufficio promozione, che magari si affida all’ufficio marketing della grande catena libraria, che infine si affida all’ufficio marketing del grande editore.
Inoltre, il piccolo editore, spostandosi frequentemente, ha modo di viaggiare molto e di monitorare continuamente il nostro sistema ferroviario.

5) Il panorama. Quando si va alla Fiera del libro di Bologna, anziché andare negli stereotipati alberghi dove è costretto ad andare il grande editore, a due passi dalla Fiera, il piccolo editore va nell’agriturismo, in una magnifica località di montagna (talvolta innevata) potendo così percorrere ogni mattina e ogni sera ben 60 chilometri di una splendida strada panoramica. Il vantaggio connesso è quello che il piccolo editore vede sempre l’alba, mentre il grande editore, se gli va bene, vede solo il tramonto.

fausta orecchio, merzo 2007