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Faceva un gran freddo
Breve storia di orecchio acerbo

Era il 6 dicembre 2001 e c’era un gran freddo. Fu quello il giorno in cui, prematuramente, vide la luce il nostro primo figlio. Appena nato, era già un gigante: misurava un metro esatto. Lo chiamammo “Il gigante Gambipiombo”. Lo avevamo concepito in quattro: Simone, Sara, Fabian Negrin e la sottoscritta. Dopo qualche mese però, Sara, oppressa da quel neonato ingombrante, fuggì con il suo amante.
A quel primo figlio ne sono seguiti altri, e altri ancora li abbiamo adottati. Ed è così che ora ne abbiamo 75. Il più delle volte li abbiamo fatti in tre, ma spesso anche in quattro e persino in dieci. Lo so, il nostro Papa avrebbe a che ridire, ma che ci posso fare? È andata proprio così. Non voglio dire che sia stata una passeggiata, ma non è stato niente male…

I nostri figli sono tutti diversi e al tempo stesso c’è una certa aria di famiglia. La vita così in tanti non è facile, ma qualcosa da mettere sotto i denti l’abbiamo sempre avuta. E ora ci sono anche Paola, Germana, Paolo e Alessandra a darci una mano.
La sera, quando li vedo tutti al calduccio sotto le loro copertine variopinte, con quei caratteri così diversi, i corpi ben proporzionati e i dorsi sottili e diritti, talvolta mi commuovo.
Ogni giorno ciascuno mi racconta una storia, e certe sono davvero straordinarie. C’è “Il naso” – che mi fa patire perché è sempre malato – che racconta la storia di uda badda di dasi otturati alla ricerca del gradde fazzoletto. Capire cosa dice è un vero problema, non tanto perché viene dalla Francia, ma per quel suo modo bizzarro di cambiare le consonanti. Ci sono poi i gemelli Newell, “Il libro esplosivo” e “Il libro sbilenco”. Il padre è morto da un pezzo e hanno un’aria stravagante: uno ha un buco al centro e l’altro è tutto storto, e parlano sempre in rima. Lo sbilenco da marzo scorso non fa che bisticciare col figlio di Elio Pecora, “L’albergo delle fiabe”, per via del premio che entrambi hanno ricevuto quando li abbiamo portati alla Fiera del Libro di Bologna. Ma certo, quello gli risponde per le rime… è figlio di poeta.

E poi ci sono quelli che ci danno un sacco di pensieri: “Dall’Atlante agli Appennini” che viene dall’Africa, ha la pelle scura e ha affrontato mille pericoli per giungere fin qui; “La portinaia Apollonia”, che porta una stella gialla cucita sopra al petto; “Gago”, un piccolo rom che disegna il mondo capovolto; e c’è “L’isola”, portato una notte – nudo, affamato e senza forze – da un mare buio e tempestoso. E poi ci sono i bastian contrari, come “In bocca al lupo” e “Occhiopin” – entrambi figli di Fabian Negrin – che amano i lupi e detestano i burattini. Ci sono i sognatori, col naso sempre fra le nuvole come “A una stella cadente” e “Miss Galassia”. Inutile portarli nei negozi: sono convinti che i desideri, quelli veri, non siano in vendita nei grandi magazzini.
La nostra casa è piena di animali. Un bel po’ li ha portati da “La notte di Q”, ma poi ne sono giunti altri così strani che quasi non volevo farli entrare: quelli del “Mistero delle Antiche Creature”, che si vede che ha preso da suo padre, perché per disegnare ha un talento davvero straordinario, quello di Lorenzo Mattotti.

Il tempo passa e, a furia di gravidanze, il fisico non è più quello di una volta. Ma che farci? Un certo sguardo, una storia nuova… ed ecco che ci ricasco. Non riesco a dire di no. Anche perché arrivano da tutto il mondo: scrittori importanti come Stefano Benni, Lia Levi, Olivier Douzou, Maria Attanasio, Pina Varriale o Francesca Lazzarato; grandi poeti come Nino De Vita o Eugenio Montejo e disegnatori irresistibili come Brad Holland, Francesca Ghermandi, Pablo Auladell, Luci Gutiérrez, Armin Greder, Michele Ferri o Mandana Sadat. O come GiPi, che con noi ha fatto il primo figlio.

Insomma, non è facile raccontare in poche righe tutti i nostri figli, le preoccupazioni e le soddisfazioni che ci danno. Quanto ne andiamo fieri. Ci piacerebbe anche che qualcuno di loro andasse a scuola. Ma non c’è verso: sembra proprio che l’inserimento sia difficile. Se non fosse per qualche bambino o qualche maestra che talvolta li ha fatti entrare in classe, la scuola non saprebbero neppure che cos’è. Eppure di attitudini ne hanno più d’una. Per chi volesse accompagnarceli, ecco il nostro indirizzo: www.orecchioacerbo.com

fausta orecchio, gennaio 2009