Robert Louis Stevenson

Tusitala -il narratore di storie- così lo chiamavano gli indigeni delle isole Samoa, dove Stevenson visse gli ultimi anni della sua vita. Alla ricerca di un clima migliore per la sua tubercolosi, ma anche di un clima meno inquinato dal pregiudizio religioso e dalla morale vittoriana, tanto rigida quanto formale. Chissà se ai samoiani raccontò "L’isola del tesoro" o "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde". Noi lo immaginiamo recitare ai bambini i versi delle sue poesie raccolti in "A Child’s Garden of Verses" -"Il giardino dei versi", Nutrimenti, 2010- o anche a rievocare quelle storie misteriose che, insieme, lo affascinavano e gli toglievano il sonno raccontategli da piccolo dalla sua infermiera Cummy. Agli adulti di certo anticipò le pagine dei "Racconti del mari del sud". E non c’è dubbio che lo ascoltassero con interesse. Presi dalle storie, delle quali erano anche protagonisti, ma pure riconoscenti all’autore per la sua costante e irriducibile difesa dei loro diritti contro le prepotenze e le prevaricazioni dei coloni bianchi. Nel catalogo di orecchio acerbo "Janet la storta" illustrato da Maurizio A.C. Quarello e "Il pirata e il farmacista" (2013).