Lev Tolstoj

Fino alla fine, quando si diceva che avesse perso la fede, Lev Nikolaevic Tolstoj (1828-1910) tutto perse fuorché la grandezza morale. Per i suoi irremovibili ideali divenuti scelte di vita, perse tra infiniti contrasti il sostegno dell’amata Sofja: la moglie non aveva mai accettato che rinunciasse ai diritti d'autore in favore dei propri contadini (dei cui figli aveva già curato l’istruzione) affinché questi potessero riscattare le terre che lavoravano e rendersi indipendenti. Se da una parte Tolstoj fu venerato come un santo da umili e oppressi, e come un saggio da intellettuali e personalità che raggiungevano la tenuta di famiglia (la celebre Jasnaja Poljana) da tutto il mondo, dall’altra viveva difficili equilibri familiari. Sposo e padre di 13 figli, a fine ottobre 1910, abbandonò malato la propria casa: il suo corpo esanime fu ritrovato, il 7 novembre, solo, nella stazione di un minuscolo paesino, Astapovo. Una fine misteriosa che ha sempre affascinato biografi, scrittori e registi. Per raccontare la sua sterminata attività di romanziere, poeta, saggista, drammaturgo, pedagogo, colpita anche da censura e scomunica, non basterebbero interi scaffali. Ne ricordiamo i viaggi di formazione in Europa; la partecipazione alla guerra nel Caucaso e a quella di Crimea, che ne strutturò la radicale non-violenza (fino a divenire vegetariano); e i grandi romanzi che hanno formato, e continuano a formare, la coscienza di intere generazioni: "Guerra e pace", "Anna Karenina", "La morte di Ivan Ilich", "La sonata a Kreutzer", solo per citarne alcuni. Nel catalogo di orecchio acerbo "Salto” illustrato da Maja Celija (2012). Il racconto fa parte de “I quattro libri russi di lettura”: una raccolta usata come sillabario nelle scuole atipiche da lui stesso fondate e dedicata "a tutti i fanciulli, da quelli della famiglia imperiale a quelli dei contadini, perché ne traggano le loro prime impressioni poetiche”. Nel catalogo di orecchio acerbo anche: "Quanta terra serve a un uomo" (nella riscrittura di Annelise Heurtier,2015) illustrato da Raphael Urwiller, e "I tre doni" illustrato da Juan Bernabeu (Orecchio acerbo/Else, 2015).