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Elio Vittorini

Elio Vittorini

Nato a Siracusa nel 1907, da ragazzo fece l'operaio; si rivelò intorno al 1927, nell'ambiente fiorentino di Solaria; dopo la Liberazione diresse a Milano la rivista "Il Politecnico" (1945-47), di tendenza comunista; poi, presso l'editore Einaudi, la collezione letteraria "I gettoni", che rivelò alcuni scrittori nuovi; infine la collezione "Medusa" dell'editore Mondadori e, con I. Calvino, i quaderni di letteratura "Il menabò". Nei suoi primi racconti ("Piccola borghesia", 1931; "Il garofano rosso", 1933-35, ma raccolto in vol. nel 1948; Nei Morlacchi - "Viaggio in Sardegna", 1936) egli rimase ancora incerto fra i toni di una memoria proustiana e quelli di un realismo spesso crudo e documentario; ma con "Conversazione in Sicilia" (1941), cominciò a trarre dal mondo dei ricordi mitiche figurazioni della vita dell'uomo e soprattutto del mondo "offeso" dal male e anelante alla libertà degli istinti. E, insieme, cominciò ad attuare una forma di racconto fra il reale e il simbolico, fra la memoria e la fantasia, fra l'intonazione umoresca e il clima tragico, dove ben si avverte l'influsso di quei narratori americani, da Faulkner a Saroyan, di cui egli è stato assiduo traduttore; e dove, appunto, nei modi di una "confessione" cantilenante e iterativa, si accordano spesso le esigenze del racconto puro. Dopo "Uomini e no", romanzo ispirato alla Resistenza italiana, nel quale l'immediatezza del contenuto lo portava a estreme crudezze verbali, V. ritrovò in parte questo accordo nel racconto "Il Sempione strizza l'occhio al Fréjus" (1947), nel romanzo "Le donne di Messina" e nel racconto "La garibaldina" (pubbl. con "Erica e i suoi fratelli", 1956). Raccolse i suoi scritti critici, letterari e di costume in "Diario in pubblico" (1957; ed. ampl., post., 1970). Morì a Milano nel 1966.