Edouard Osmont

(1855-1909) Conosciuto all’epoca anche con lo pseudonimo di Blaise Petitveau, Edouard Osmont è oggi completamente, e ingiustamente, dimenticato, a dispetto delle sue due identità. Fa parte di quel gruppo di scrittori francesi che alla fine del diciannovesimo secolo a Parigi frequentarono il cabaret di Montmartre “Le Chat Noir”, rivoluzionarono la letteratura umoristica e regalarono a giornali come “Le Rire”, “Le Sourire” o “Fantasio” racconti, novelle o articoli di cronaca attraversati da una forza e uno spirito pungente raramente eguagliato negli anni a venire. Nella storia della letteratura si trovano i nomi di alcuni umoristi di quell’epoca, come Alphonse Allais, Courteline o Jules Renard, ma del tutto in ombra è stato lasciato un gruppo di “petits maîtres du rire” che avrebbero meritato ben più che l’oblio. Probabilmente anche perché alcuni scrissero sotto la firma “Anonimo” racconti che potevano tener testa per immaginazione e comicità a quelli di Allais. Fra questi nomi dimenticati, quello di Edouard Osmont è, senza alcun dubbio, il più stravagante. Per ritrovare un tale straripamento nell’assurdo, una così perfetta disinvoltura nel surreale e nel “gratuito”, bisogna letteralmente saltare mezzo secolo per approdare negli Stati Uniti dove S. J. Perelman, lo sceneggiatore dei fratelli Marx, ha dato prova degli stessi doni, della stessa aggressività, che non conosce convenzioni né limiti. Da “Les chef-d’oeuvre du crime”, Club du Livre de Policier, Paris, 1960 nel catalogo di orecchio acerbo, "La governante" illustrato da Sara Gavioli (2010).